Biblioteca della Camera dei deputati

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Storia della Biblioteca

Le origini

Le sale della Biblioteca a Palazzo
Montecitorio

L'annuncio dell'istituzione della prima Biblioteca della Camera dei deputati fu dato alla neocostituita Assemblea a Torino, in palazzo Carignano, l'11 maggio 1848. Si tratta dunque di uno dei primi adempimenti della nuova Camera, che le assegnò una dotazione iniziale di 8000 lire. Nel 1864, con il passaggio della capitale del Regno a Firenze, la Biblioteca fu trasferita a Palazzo Vecchio, ma, a distanza di pochi anni, essa dovette affrontare un ulteriore trasferimento a Roma, divenuta nel 1870 capitale del Regno d'Italia. Sul finire del 1871, la Biblioteca, che contava allora circa 22.000 volumi, trovò una sua stabile sistemazione a Palazzo Montecitorio, dove rimase per oltre un secolo, fino al 1988.

Sotto la guida di insigni bibliotecari, come Leonardo e Pietro Fea, il patrimonio librario si arricchì con continuità, fino ad arrivare, ai primi del Novecento, a circa 100.000 volumi. Negli acquisti e nello sviluppo delle collezioni grande attenzione venne rivolta, fin dalle origini, alle raccolte legislative italiane e di paesi stranieri, agli atti dei vari parlamenti, alle opere nelle materie giuridiche, storiche, politiche e sociali, ai periodici ed ai giornali.


Il catalogo metodico delle riviste

In considerazione della sua natura di biblioteca speciale, di ricerca e documentazione al servizio del Parlamento, grande impulso fu dato alla creazione di strumenti catalografici e bibliografici.
Al catalogo alfabetico per autori e titoli, a schede manoscritte, si affiancò, già sul finire dell'Ottocento, il catalogo metodico per classi di materie, esempio forse unico esistente allora in Italia, mentre la necessità di offrire al Parlamento un'informazione tempestiva ed aggiornata spinse, nel 1887, ad una iniziativa che può essere considerata come un contributo significativo allo sviluppo delle discipline bibliografiche: la redazione di un catalogo metodico per gli scritti estratti dalle pubblicazioni periodiche, opera che fu continuata fino al 1939.

La prima metà del Novecento

Nel corso del Novecento, la crescita sempre più sostenuta del patrimonio librario e delle attività della Biblioteca posero con forza il problema di nuovi spazi, cui fu data risposta con il progetto Basile per una grande sala di lettura, la sala del Mappamondo, ora completamente informatizzata. Contemporaneamente la Biblioteca si arricchiva di nuove collezioni: a quelle tradizionalmente oggetto dell'interesse parlamentare si affiancavano le pubblicazioni delle organizzazioni internazionali, mentre già dal 1910 una apposita legge disponeva l'obbligo di consegna delle pubblicazioni dei Ministeri alle biblioteche della Camera e del Senato.
La crescita del patrimonio non conobbe soste durante il ventennio fascista, che non influì in maniera significativa sull'attenzione della Biblioteca per la produzione libraria in lingua straniera. Al termine della seconda Guerra mondiale il numero di volumi posseduti era ormai salito a 330.000.

Il secondo dopoguerra e l'apertura al pubblico

L'ingresso principale della Biblioteca

A partire dagli anni Cinquanta, un rinnovato impegno organizzativo portò all'introduzione del nuovo catalogo dizionario, all'adozione di nuove regole di catalogazione, basate su quelle della Biblioteca Vaticana, e di un nuovo sistema di soggettazione, ispirato a quello della Library of Congress. Sul finire degli anni Settanta, la pressante esigenza di nuovi spazi, ma anche una precisa scelta politica di apertura alla cittadinanza portarono a progettare il trasferimento della Biblioteca nel Palazzo del Seminario, fortemente voluto dal Presidente della Camera pro tempore Nilde Iotti. Il 14 dicembre 1988, la Biblioteca, trasferita nella nuova sede, fu aperta al pubblico, dando inizio ad un nuovo rapporto con la città e le altre istituzioni culturali.

Gli anni recenti

L'accesso alla Biblioteca della Camera

provenendo da quella del Senato

Negli ultimi decenni, la Biblioteca ha ulteriormente rafforzato la sua funzione di centro di documentazione parlamentare ed allo stesso tempo ha acquisito una funzione importante per l'utenza esterna. La consistenza delle collezioni si attesta attualmente su un milione e trecentomila volumi, ai quali si aggiungono numerose banche dati, messe a disposizione sull'intera rete della Camera.
Nel febbraio del 2007 la creazione del Polo bibliotecario parlamentare ha realizzato una stretta integrazione tra le due biblioteche parlamentari, che consente agli utenti di fruire in maniera unitaria del ricco patrimonio bibliografico e dei servizi di entrambe le biblioteche e rende possibile risparmi di gestione e la creazione di un'offerta più vasta e diversificata.


Vedi anche la Storia della Biblioteca del Senato